Al X Galà delle Eccellenze Italiane, Camilla Costanzo riceve da Annamaria Bernardini de Pace il Premio alla Memoria dedicato al padre. Un incontro intenso, tra ricordi familiari, testimonianze e lezioni di vita, sul palcoscenico che ha segnato la storia della televisione italiana.
Il ritorno di Maurizio Costanzo nel suo teatro
Ci sono luoghi che custodiscono molto più di una storia.
Il Teatro Parioli Costanzo di Roma è uno di questi.
È qui che, il 16 ottobre 2026, durante il X Galà delle Eccellenze Italiane, è stato reso omaggio a Maurizio Costanzo, uno dei protagonisti più influenti del giornalismo e della televisione italiana.
A ricevere il Premio alla Memoria è stata sua figlia Camilla Costanzo, scrittrice, protagonista di un’intervista condotta da Piero Muscari.
A consegnarle il riconoscimento, Annamaria Bernardini de Pace, che proprio su quel palcoscenico aveva condiviso momenti importanti della propria esperienza televisiva con Maurizio Costanzo.
Un incontro che ha trasformato una premiazione in un racconto intimo e collettivo, restituendo al pubblico il ritratto di un uomo che ha fatto dell’ascolto la sua più grande capacità.
Camilla Costanzo: il ricordo di un padre presente e appassionato
«È stato un ottimo padre».
Con queste parole Camilla Costanzo ha raccontato il rapporto con Maurizio, andando oltre l’immagine pubblica del grande giornalista.
Un uomo profondamente innamorato del proprio lavoro, sempre impegnato, ma capace di essere presente nella vita dei figli.
Crescere accanto a una personalità tanto importante non è stato semplice.
Camilla ha ricordato soprattutto uno degli insegnamenti più significativi ricevuti dal padre: scegliere nella vita qualcosa che si ami davvero, qualcosa che renda felici di alzarsi ogni mattina.
Ma anche comprendere che portare un cognome conosciuto comporta una responsabilità maggiore.
Occorre impegnarsi, lavorare più degli altri e dimostrare il proprio valore attraverso i risultati.
Una lezione che conserva una forza educativa straordinaria, soprattutto per le nuove generazioni.
«Bisogna imparare ad ascoltare»: la più grande eredità di Maurizio Costanzo
C’è una parola che ha attraversato l’intera intervista: ascolto.
Camilla ha raccontato come la curiosità verso gli altri sia uno degli insegnamenti più profondi ricevuti dal padre.
«Bisogna ascoltare ed essere curiosi, essere interessati sinceramente all’altro».
Un principio che continua ad accompagnarla nel suo lavoro di scrittrice.
Maurizio Costanzo non si limitava a porre domande.
Era sinceramente interessato alle persone, alle loro storie, alle esperienze e alle contraddizioni.
Questa capacità ha trasformato il suo modo di fare giornalismo in un metodo riconoscibile, capace di attraversare generazioni.
Come ha ricordato Piero Muscari, l’ascolto non è soltanto una competenza del giornalista.
È anche una qualità fondamentale per chi guida un’impresa, costruisce relazioni e desidera comprendere davvero le persone.
Annamaria Bernardini de Pace e il consiglio che cambiò tutto
Particolarmente emozionante la testimonianza di Annamaria Bernardini de Pace, chiamata a consegnare il Premio alla Memoria.
L’avvocata ha ricordato il suo primo incontro con Maurizio Costanzo, dopo una delle sue iniziali apparizioni televisive.
Fu proprio Costanzo a cercarla e a invitarla nel suo programma.
Di fronte alla sua emozione e al desiderio di imparare da lui, il giornalista le diede un consiglio semplice e potentissimo:
«Basta imparare ad ascoltare».
Un insegnamento che Bernardini de Pace ha conservato nel tempo, riconoscendo in Costanzo un maestro capace di valorizzare gli altri senza mai imporsi con presunzione.
Nel corso della conversazione è emerso anche il valore della conoscenza, della legge e della responsabilità personale.
Per Annamaria Bernardini de Pace, conoscere i propri diritti significa essere più liberi.
Un messaggio che ha aggiunto alla serata una riflessione sul rapporto tra cultura, etica e libertà.
Il coraggio di un giornalista che non ha mai smesso di fare domande
Durante la premiazione è stato proiettato un filmato dedicato alla vita e alla carriera di Maurizio Costanzo.
Dagli esordi giovanissimi nel giornalismo alla nascita di Bontà loro, fino al successo del Maurizio Costanzo Show, il racconto ha ripercorso un’esperienza professionale che ha cambiato il linguaggio televisivo italiano.
Sul palco del Parioli, Costanzo ha dato spazio a personalità affermate, talenti emergenti e persone comuni.
Ha trasformato la conversazione in uno strumento di conoscenza e la televisione in un luogo di confronto.
Ma il suo percorso è stato segnato anche dal coraggio civile.
Le sue prese di posizione contro la mafia, l’amicizia con Giovanni Falcone e l’attentato di via Fauro del 1993 raccontano un giornalista che non ha rinunciato alle proprie convinzioni di fronte alle minacce.
Un esempio di responsabilità professionale che continua a parlare al presente.
Matilde Brandi e i ricordi di un palcoscenico straordinario
A condividere il ricordo di Maurizio Costanzo è stata anche Matilde Brandi, protagonista della serata come coreografa.
L’artista ha ricordato quando, appena diciannovenne, venne invitata da Costanzo nel suo programma dopo il debutto con Gigi Proietti.
Un ricordo personale che testimonia la capacità del giornalista di riconoscere il talento e offrire opportunità ai giovani.
La presenza di Matilde Brandi ha contribuito a rendere ancora più significativo l’omaggio, collegando il passato del Teatro Parioli al suo presente.
«È per papà»: il momento della premiazione
Il momento più intenso è arrivato con la consegna del riconoscimento.
La motivazione del Premio alla Memoria ha ricordato un uomo che, per oltre quarant’anni, ha fatto sedere l’Italia nello stesso salotto, ha dato voce a chi non l’aveva e ha affrontato la mafia senza arretrare.
Un giornalista che ha lasciato soprattutto un metodo: fare domande, ascoltare davvero, capire il proprio tempo.
Quando Camilla Costanzo ha ricevuto il premio dalle mani di Annamaria Bernardini de Pace, ha pronunciato poche parole:
«È per papà, io lo ritiro e basta, ma il premio è tutto suo».
Una frase semplice, capace di racchiudere l’emozione di un’intera serata.
Perché il valore di Maurizio Costanzo non appartiene soltanto alla storia della televisione.
Appartiene a tutte le persone che hanno imparato da lui a fare domande, a coltivare la curiosità e a riconoscere negli altri una storia degna di essere ascoltata.
Le storie insegnano. E alcune continuano a farlo anche quando chi le ha raccontate non c’è più.
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