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	<title>artigianalità &#8211; Eccellenze Italiane TV</title>
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		<title>Eccellenze Campane, Guglielmo Vuolo: una vita per la pizza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff PMC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Sep 2016 09:14:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il pizzaiolo di Eccellenze Campane, classe 1960, che sforna pizze d'autore al Polo gastronomico di Napoli ci tiene a rivendicare il suo ruolo da artigiano perché il suo è soprattutto un mestiere, ancor prima che un'arte.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1 style="font-size: 20pt;">Pizzerie d&#8217;Italia 2017. Guglielmo Vuolo di Eccellenze Campane</h1>
<h2 style="font-size: 16pt;">Il pizzaiolo di Eccellenze Campane, classe 1960, che sforna pizze d&#8217;autore al Polo gastronomico di Napoli ci tiene a rivendicare il suo ruolo da artigiano perché il suo è soprattutto un mestiere, ancor prima che un&#8217;arte. Lui, erede di una lunga tradizione familiare, lo onora da oltre 40 anni. E spiega perché la sua non è una pizza a degustazione come, sbagliando, è stata categorizzata nella appena uscita Guida Pizzerie d&#8217;Italia</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3 style="font-size: 13pt;">Una vita per la pizza</h3>
<p>“<em>Tu stai parlando con un vecchietto del 1960</em>”. Mettiamolo subito in chiaro, che altrimenti a confrontarsi con un maestro pizzaiolo di lunga data come <strong>Guglielmo Vuolo</strong>, il dubbio potrebbe sorgere spontaneo. E non perché a questo professionista della pizza napoletana difetti l&#8217;autorevolezza e la sapienza che ci si aspetta da un veterano del forno a legna. Tutt&#8217;altro. Ciò che sorprende, piuttosto, è l&#8217;energia senza tempo che il pizzaiolo di <strong>Eccellenze Campane</strong> non manca di trasmettere all&#8217;interlocutore che cerchi di comprendere perché il suo “<em>è un mestiere, ancor prima che un&#8217;arte, o una passione</em>”. Erede di una tradizione che perdura da cinque generazioni &#8211; “<em>la madre di mia nonna era già pizzaiola</em>” &#8211; Guglielmo ha appreso i segreti del mestiere da suo padre Enrico, scomparso nel 2013. E i suoi figli, Enrico e Valerio, come lui hanno scelto di tenere alto il vessillo di famiglia, oggi alla guida della storica pizzeria Fratelli Vuolo a Casalnuovo.</p>
<p>Al telefono viene sorpreso dalla redazione di<strong> Gambero Rosso</strong> con le mani in pasta, poco prima del servizio per il pranzo al Polo Gastronomico di via Brin (ma da un anno anche a via Partenope, sul lungomare di Napoli col più centrale Eccellenze Campane al Mare), lì dove i napoletani e i turisti in visita alla città arrivano per ricordarsi (o scoprire) cosa significhi pizza napoletana, e perché questa tradizione sia così sentita nel capoluogo partenopeo. Tanto da rappresentare un universo a se stante e autoregolamentato nel mare magnum delle interpretazioni regionali che all&#8217;Italia della pizza hanno garantito una fama planetaria. Non a caso i numeri di Eccellenze Campane sono da record, l&#8217;attività frenetica: “<em>Ogni mese serviamo 15-16mila pizze. Fermarsi è impossibile</em>”. Ritmi sostenuti che non spaventano un uomo del mestiere, che il suo legame quasi ossessivo con impasti, lievitazioni e forni lo rivendica a gran voce, “<em>non potrei far altro nella vita</em>”, riflette ad alta voce. Ma la prima volta quand&#8217;è stata? “I<em>l primo grembiule l&#8217;ho indossato a 8 anni, al fianco di mio padre. Ma è intorno ai 12-14 anni che mia nonna mi insegnò a stendere l&#8217;impasto</em>”. Da allora non si è più fermato, e oggi chi lo guarda lavorare non può dubitare: Guglielmo Vuolo è un maestro della pizza napoletana.</p>
<h3 style="font-size: 13pt;">Un maestro della pizza napoletana. Da Tre Spicchi</h3>
<p>Il motivo, senza nascondersi dietro etichette prive di significato o polemiche sterili, è semplice, ed è lui a rivelarlo: “<em>È importante riconoscere ciò che sono, io so fare bene la pizza napoletana. Il resto ho imparato a farlo col tempo, non disdegno le aperture, mi piace la ricerca, amo sperimentare sulle farciture. Ma alla fine torno sempre a casa, quella di sempre, la mia: la pizza napoletana</em>”. E nulla è lasciato al caso: dietro alla consapevolezza maturata col tempo si nascondono tecnica impeccabile e rigore professionale, due facce di una stessa medaglia che valgono il riconoscimento d&#8217;eccellenza e l&#8217;assegnazione dei Tre Spicchi sulla guida Pizzerie d&#8217;Italia del Gambero Rosso (qui i premiati dell&#8217;ultima edizione). Tradizionale per scelta, dunque, perché “<em>non rifiuto l&#8217;innovazione, purché si inserisca in direttrici di gusto consolidate</em>”, come quelle che gli derivano dagli affetti e dalle memoria – personale e collettiva – che l&#8217;hanno portato a recuperare ricette e tecniche antiche senza disdegnare le esigenze di consumo contemporanee.</p>
<p>Senza mai perdere di vista l&#8217;obiettivo: sfornare una perfetta pizza napoletana, che significa padroneggiare “<em>impasto e cottura, le due variabili fondamentali del mio mestiere, che è fatto di manualità, e in quanto tale suscettibile di errori</em>”. Ma, ci conferma Guglielmo “<em>è proprio davanti all&#8217;impastatrice che impari a sbagliare, e un giorno dopo l&#8217;altro cominci a migliorare. Lo studio e l&#8217;evoluzione tecnologica sono importanti, ma mai quanto l&#8217;artigianalità</em>”.</p>
<h3 style="font-size: 13pt;">La pizza di Guglielmo Vuolo a Eccellenze Campane</h3>
<p>Allora torniamo sul campo, cominciando proprio dall&#8217;impasto: acqua, farina, sale e lievito, che sia madre, di birra o criscito. L&#8217;esperienza ultradecennale, in questo caso, pesa sulle scelte di laboratorio, com&#8217;è giusto che sia per un artigiano che è anche imprenditore di se stesso: “<em>Al di là delle ricette tradizionali, molto dipende anche dalle esigenze di lavoro. Alcune tipologie di lievito non possono adattarsi alla velocità richiesta in tante pizzerie della città. Dobbiamo fare numeri</em>”. Bando ai romanticismi, dunque, e grande sfoggio di razionalità. Come quella che dispensa quando lo poniamo di fronte a un interrogativo diretto, quanto essenziale: perché non pizza a degustazione? “<em>Non sono contrario alle interpretazioni gourmet, né alla ricerca di elaborazioni esteticamente più piacevoli, che del resto mi diverto a sperimentare anch&#8217;io. Quello che non mi piace, ed è altro da me, sono le derive: per me la pizza non sarà mai un disco da utilizzare come piano d&#8217;appoggio per la farcitura. Perché tutto dev&#8217;essere giocato sull&#8217;impasto, che è il vero protagonista</em>”. Affermazioni dirette, certo, ma non affilate, perché “<em>nel mondo della pizza c&#8217;è spazio per tutti, certo però io non sono mai cambiato, e non mi riconoscerei mai nella categoria della pizza a degustazione</em>”. Anche perché, tenendo ferme la basi di una formazione solida che Guglielmo non ha nessuna voglia di accantonare – farina doppio 0 con una piccola percentuale (10%) di tipo 1 macinata a pietra, criscito o lievito di birra, lievitazione dalle 12 alle 24 ore a temperatura ambiente, cottura in forno a legna, cornicione alto e ingredienti di stagione di prima scelta, di cui preserva integrità cromatica e consistenza, pomodoro in primis – lo spazio per divertirsi a sperimentare non manca.</p>
<h3 style="font-size: 13pt;">Divagazioni sul tema. Pizza all&#8217;acqua di mare e “tartare”</h3>
<p>È così che nascono gli impasti con i semi di canapa (“un gioco divertente per consistenza”) o le cosiddette “tartare” di pizza, che pur innovando sulla forma nulla tolgono al gusto e all&#8217;esecuzione di una Margherita o di una Marinara tradizionali. “Io le ho ribattezzate pizze strane, proprio perché sono altro rispetto a quello che faccio ogni giorno”. Come l&#8217;impasto realizzato con acqua di mare, perfezionato nel 2014 per ridurre la percentuale di sale nel prodotto finale, e garantire così benefici alla salute di chi la consuma. Una sperimentazione chiacchierata che sancisce l&#8217;incontro tra pizza tradizionale e contemporanea, e restituisce meglio di tante parole l&#8217;idea di un professionista tutt&#8217;altro che diffidente, sebbene strenuamente attaccato alle radici familiari e della sua città.</p>
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<p>E infatti quando gli chiediamo lumi sulla sua pizza preferita, la risposta non può che essere una: la Marinara. “<em>Mio padre sosteneva che fosse la pizza più difficile da realizzare, per via della cottura. La farcitura richiede più pomodoro ed è necessario calibrare la cottura perché impasto e pomodoro risultino in equilibrio. Io poi ci aggiungo il profumo del basilico, due foglie al centro, su cui dispongo l&#8217;aglio a pezzetti</em>”. Un vezzo d&#8217;autore? Niente affatto, piuttosto un trucco del mestiere: “<em>Sollevando il basilico l&#8217;aglio sprigiona il suo profumo e noi continuiamo a mangiare l&#8217;odore, senza il fastidio di masticare l&#8217;aglio</em>”. Il risultato? Il gusto della Marinara resta tale, ma chi non ama l&#8217;aglio non deve rinunciarvi. Anche in questi piccoli dettagli si vede la caratura del maestro.</p>
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<p style="text-align: right;"><strong>FONTE: <a href="http://www.gamberorosso.it/it/food/1025540-pizzerie-d-italia-2017-guglielmo-vuolo-di-eccellenze-campane" target="_blank" rel="noopener">Gambero Rosso</a></strong></p>
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<p>Guglielmo Vuolo a Eccellenze Campane | Napoli | via Brin, 69 | tel. 081 5636303 | www.eccellenzecampane.it</p>
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